1 maggio 2015

Fase 2 #2 - Del ridere e dell'emozione

Ma davvero, per noi?
Sì davvero, per voi.
Perché con nessuno e con noi sì?
Perché quando sono con voi non sento il bisogno di stare da solo dopo due giorni
Si alza, si risiede, si muove, gesticola, non riesce a crederci, gli erano arrivate voci ma non le credeva possibili, pensava Nessuno riuscirà mai a fermarlo, quando gli ho detto Voi gli si è illuminato il viso e in quell'istante vent'anni hanno trovato un senso perché quella era la gioia che avevo solo potuto immaginare, erano progetti, era futuro diverso da quello che fino a quando gli ho chiesto di darmi dieci minuti non credeva possibile, toccava oggetti, li rimetteva giù, tratteneva emozione, la parte che riusciva a trattenere e che bello, rideva in quel modo in cui si ride quando l'emozione supera il confine, quando si ride con gli occhi e poi, dopo, con la bocca, come quando vai a un concerto e quello a cui assisti ti emoziona così tanto che ridi.
Lui non sa che le mie riflessioni durano mesi solo perché le verbalizzo soltanto quando pronto a mantenerle ma nella realtà sono un istante, la scintilla che cambia la direzione a tutto e mi indirizza verso una scelta, qualsiasi sia ma la scintilla mi condanna alla scelta di seguirla o di decidere di no, ma mai di ignorarla, quell'istante in cui capisci che un ciclo si è chiuso, non puoi chiedere di più e se sei uno che deve chiedere di più l'unica maniera è chiudere il ciclo esaurito e aprirne un altro che parta da zero così da poter di nuovo chiedere di più, chiedere uno, quando raggiunto chiedere due, quando raggiunto chiedere tre, chiedere di più, quando se non quando hai raggiunto il massimo chiedibile e allora o ti fermi e ti spegni o ringrazi te stesso per tutto quanto fin lì e, semplicemente, cambi di nuovo vita.
Ma allora potremo fare questo e possiamo provare a fare quell'altro, ma potremmo anche perché no fare quell'altro ancora, è bellissimo, ma davvero, con noi, continua a ridere e io penso Questo, per questo sì, davvero voi.
Ma non per soldi, ché non me li potreste mai dare quelli che porto a casa da solo e quindi ci rinuncio io per un'idea mia che si farà possibile solo grazie voi e solo se.
Solo se?
Condizioni.
Quali?
La sede di Londra.
Ma tu abiti a Torino.
Quella è la seconda condizione: tre giorni alla settimana.
Rideva mentre mi diceva Facciamo presto e io con lui ma dentro.

Ce l'ho fatta a smettere di essere uno che ce l'ha fatta.
Vado dove posso ripartire dal punto in cui non sono nessuno e c'è una vita intera dentro queste trenta righe e queste che non sembra ma sono lacrime di gioia.
Tutto nel cestino, si riparte in un nuovo altrove, cazzo uau e Stay tuned



23 aprile 2015

CVD

Aprirsi e consegnare la propria nudità.
Estrarre l'intimo delicato e offrirlo.
Sperare, è sempre una scommessa, che venga maneggiato con cura, cautela, disinteresse.
Soprattutto disinteresse perché la chiave del rispetto necessario è lì ed è un confine sottile come un rasoio.
Perdere la scommessa e vedere quell'intimo usato, tritato, masticato e sputato su una tavola apparecchiata con meno colori possibile.
Vederlo usato come arma senza nemmeno il coraggio di farlo apertamente, che riduzione di sé dev'essere, immagino, una scelta così facile, così autoprotettiva, così efficace nel colpo ma senza il prezzo dell'onda d'urto che la spersonalizzazione disinnesca.
Io di nuovo guardare, osservare con quanta facilità si riesca a passare dal contorno della cosa più bella al peso della violenza più colposa per il solo salvare sé stessi, unica urgenza, la solita unica urgenza di chiunque.
Non è la prima né sarà l'ultima volta che vedrò una persona decidere di scendere così in basso pur di non precipitare.
Non è la prima né sarà l'ultima volta che ci avrò visto lungo non quando sono entrato in una casa, ma quando ne sono uscito dicendo a me stesso Non so perché ma è no.
Ora so anche il perché e dico meno male.
Diosanto meno male.

20 aprile 2015

"Fai del bene e dimentica, fai del male e ricorda"

Per fare del bene al prossimo non serve molto.
Bastano egoismo, supponenza, autoreferenzialità, saccenza, cinismo, falsità, egocentrismo, e memoria lunga di quegli anni d'infanzia passati sognandoti Paperinik per poi ritrovarti da grande a essere egoista, supponente, autoreferenziale, saccente, cinico, falso, egocentrico e con la memoria corta, sempre troppo corta per ricordarti cosa sognavi di essere in quegli anni d'infanzia passati sognandoti Paperinik.

4 aprile 2015

Volavo i pantaloni

L’aereo ha due ore di ritardo, è pieno, sembra che abbiano tutti deciso di partire lo stesso giorno e anche i ristoranti, diciamolo, sono pieni.
Passo i controlli sicurezza dopo aver finito la mia acqua da un euro e pronto a comprare immediatamente dopo i controlli la mia acqua da due euro.
Tutti si chiedono da sempre perché mai dovremmo cambiare stile di vita, farci influenzare dal terrorismo e ogni volta che lo sento il grillino che è in me pensa che è già successo da anni anche se non ce ne siamo accorti e che a finanziare il terrorismo non possa che esserci la lobby delle acque minerali che ha fatto l’inciucio con quella dei produttori delle bottiglie in pet, è chiaro, o almeno lo sarebbe se solo i giornali di regime ce lo dicessero, ma se ce lo dicessero non sarebbero di regime controllati dai partiti e quindi casta.
Ok ok.
Davanti a me coppia di anziani, vabbé diciamo sui sessanta perché la soglia dei quaranta è quella oltre la quale la parola anziani non la usi più con tanta leggerezza ché domani è pasqua e dopodomani sessanta li hai tu, sempre se a differenza di me che c'ho un cuoricino affaticatissimo ci arriverai, lui discute perché vuole passare con l’acqua da un euro, un armadio pelato con il distintivo che lo autorizza a dire No dice No, l’anziano non retrocede perché vuole far vedere alla moglie che non retrocede di fronte ai suoi diritti ma non ai diritti di cittadino, è tenerissimo perché vanta i suoi diritti di persona affidabile, dice che l’ha comprata nel bar dell’aeroporto, che non può essere esplosivo e che se lo dice è vero, l’armadio gli dice che questo lo dice lui, per lui invece quella bottiglia se l’è portata da casa ed è esplosivo, l’anziano capisce l’antifona e si scola interamente la bottiglia per due palesi motivi: il primo è che è anziano e non spreca acqua pagata un decimo della sua pensione, il secondo è che con la faccia dice all’armadio che alla sua età e con tutto quel nervoso sulle spalle se la sognerà una prostata come la sua.
Nel nastro accanto mamma con bambino nel marsupio, arriviamo entrambi al metal detector insieme, io per cortesia le faccio cenno di passare, la donna dall’altro lato le dice che deve togliersi gli stivali, lei dice No non me li tolgo gli stivali li ho messi proprio per viaggiare, la donna dall’altra parte la rassicura spiegandole che dopo il metal detector li riavrà, non è un sequestro, non viaggerà scalza, diosanto ma c’è gente in giro che davvero non è uscita di casa fino a quarant’anni e me li becco tutti io, penso osservando la scena, e non mi riferisco all'aereo, che è legittimo non aver preso, ma li avrai incontrati in vita tua quelli in divisa e lo saprai che se ti dicono una cosa senza un punto interrogativo alla fine non ti stanno chiedendo di decidere tu, niente, pare che 'sta cosa la sappiamo solo io e gli over sessanta.
Dopo due ore di attesa si avvia l’imbarco, come sempre aspetto l’ultimo momento perché di stare in fila un’ora non ho voglia e soprattutto se non c’è finger è assolutamente inutile mettersi all’inizio della fila, dal momento che l’importante è salire sul bus davanti alle porte così da scendere per primi quando si arriva alla scaletta e perché questo accada bisogna superare il gate per ultimi, non per primi, solo che i giornali di regime non ce lo dicono perché sono controllati dalla lobby dei produttori di calmanti per chi si mette in fila davanti a cento persone che diventano novantanove dopo un metro, novantotto dopo due, novantasette dopo tre e così via, a meno di non litigare con chiunque scopra solo se glielo dici che no, non eri davanti a lui perché gli stavi tenendo il posto e sulle file in Italia, o con italiani, dovrebbero farci una guida turistica apposta in tutte le -altre- lingue fatta da una sola pagina con su scritto a caratteri cubitali e in tutte le -altre- lingue "Scusateci, non siamo tutti così", una freccia stampata in maniera che impugnando il manuale indichi quello davanti e la didascalia "Così come questo che un secondo fa ti stava dietro finché non si è accorto che stavi leggendo"
E poi io sono un esperto di viaggi, soprattutto di viaggi in aereo e a me non la fa nessuno, con tutti i viaggi che ho fatto e che faccio ogni tre giorni vuoi che io proprio io non sappia tutto ciò che serve sapere, dopo aver collezionato miglia per l’equivalente di due viaggi andata e ritorno per gli Stati Uniti con biglietto premio e averle fatte scadere tutte solo perché mi sono dimenticato la password dieci anni fa e le miglia sono state cancellate un mese fa, l’ho saputo due settimane fa quando ho pensato che avrei potuto chiamare il callcenter e infatti quelli ho chiamato, la signorina era proprio dispiaciuta per avermi comunicato che sì, mi ero effettivamente fumato tipo un giro del mondo gratis e per un solo mese di ritardo su dieci anni, ma non mi faccio scoraggiare, io resto un esperto di viaggi e di booking, c’ho il mio bel biglietto con supplemento posto scelto pagato e una sigla SB sotto il numero sulla carta d’imbarco e perché chiedere nelle due ore d’attesa causa ritardo, quando che significhino Speed Boarding, quindi la fila ciao ciao ci state voi che non siete esperti di viaggio come me che io l’imbarco prioritario me lo pago in anticipo, lo puoi scoprire chiedendo alla tizia al gate dopo un’ora di fila?
Davanti a me un tizio sui quarantacinque, ha la faccia del milanese che torna a casa dopo esser sceso a Brindisi a siglare chissà quanti contratti, c’ha il bagaglio a mano quello del viaggiatore con computer, muove mercati con uno schiocco di dita, vuole che pensi questo quando lo guardi e facciamogli ‘sto favore, ha quella faccia là che solo i milanesi hanno quando si muovono come fossero Briatore nei loro pantaloni gialli (una volta dicevo Rossi ma poi ho fatto i quaranta ho comprato i pantaloni rossi e quindi adesso il codice "Cialtrone milanese" è Gialli) e pashmina d’ordinanza, in fila su un lowcost da 30 euro e camminare, i bagagli a mano hanno superato il limite dell’imbarcabile e li etichettano per la stiva, lui dice no.
Come no, gli fa il tizio al gate.
Ho detto no, non lo metto in stiva c’è tutto il mio lavoro lì dentro quindi viene a bordo con me.
Io, che sono esperto di viaggi, in un istante traccio l’esatto profilo del viaggiatore: quarantacinque, auricolare fisso perché metti che chiami Lapo, cellulare tenuto acceso fino al secondo successivo a quello nel quale la hostess gli dice di spegnerlo solo perché basta quel secondo per dire dimostrato che a lui nessuno dà ordini e poi deve farsi il selfie da mandare all'amica della figlia per dirle che sta arrivando, di prepararsi quel vestito in pelle nera e la moglie a casa che lo accoglie chiedendogli perché le abbia mandato una foto e la richiesta di un vestito che lei non ha ma soprattutto perché l'abbia chiamata Merigèin e la realizzazione di non essersi ricordato di usare l'altro aifòn e ora come glielo spiega, alla figlia, scarpa a punta indossata per l’aereo, una incredibile capacità di rompere i coglioni al prossimo con il fare tipico del Capogita che sogna il disservizio solo per il piacere di mettersi a capo dei cittadini che si ribellano al sistema, unita a una totale e incolmabile assenza di capacità di capire quando è il caso e quando no.
Il grillino over quaranta, per capirci.
Il tizio gli dice che la sua non è una proposta, lui il bagaglio in cabina non lo porta perché no, non è che gli stesse chiedendo cosa ne pensasse, gli stava dicendo proprio di mollare il bagaglio perché andava etichettato per la stiva.
Lui ripete che no, che per lui faranno un’eccezione perché l’ha stabilito lui, non mollerà il suo computer in stiva, il tizio chiama la responsabile e le comunica che c’è uno che non ha chiara la situazione, lei gli dice che non ci sarà nessuna eccezione perché la stessa cosa l’hanno chiesta tutti quelli prima di lui e non c’è motivo perché a lui si dica di sì, lei non è esperta come me di viaggi e di milanesi con l'amica della figlia come amante e non lo può sapere che quello è esattamente il motivo per cui, secondo lui, a lui dovranno dire di sì, proprio perché lui non è come quelli prima di lui, è milanese di quarantacinque con le foto di Merigèin nuda tra i petali di rosa sul computer e un'incredibile capacità di rompere i coglioni finché a dirgli che rischierà di vedere quel computer foto incluse perso per aeroporti e che la cosa non è trattabile non sia uno che gli punta una pistola.
Capisco che è il momento di Paperink, serve l’uomo forte che risolva la situazione, quindi io, che sono milanese come lui ma ho meno anni e più capacità di rompere i coglioni, quindi è il mio momento altrimenti qui non si muove nessuno.
Se non la pianti passi cazzi.
Eh? Mi dice lui con la faccia di chi stava cercando un euro da darmi per comprare la merenda.
Stai bloccando l’imbarco di un aereo, ti stai opponendo al personale di servizio e gli stai impedendo di chiudere l’imbarco, sommali e avrai la seguente situazione: se ti opponi ancora una volta saranno costretti a chiamare la sicurezza e tu qui ci passi la notte perché scatta una procedura antiterrorismo che il computer te lo restituisce dopo che gli artificieri l’avranno fatto brillare, così, giusto perché a Brindisi si stavano annoiando.
Ovviamente tale esperienza è completamente inventata, realistica ma che ne so se ci sono davvero gli artificieri, però quando dico una cosa da esperto metto la maschera di Paperinik quella dell’esperto, lui cede all'autorevolezza di Paperinik, siamo coetanei del resto e sapevo che non potevamo che avere gli stessi eroi, e mi guarda in silenzio con la scritta “Davvero?” che gli lampeggia al neon sopra la testa, io lo guardo in silenzio con la scritta “Sì sì” che mi lampeggia sopra la testa ma con neon intermittente che la intervalla a “E io mi divertirei pure ad assistere alla scena”, guardo il tizio del gate che mi guarda in silenzio con la scritta “Che cazzo di idea geniale hai avuto” che gli lampeggia sopra la testa e la responsabile che mi guarda in silenzio con la scritta “Mmmhh e sei anche bello oltre che incredibilmente papero” che le lampeggia sopra la testa, il tizio con il preciso sguardo del primo momento intelligente della sua vita capisce da solo la parte che avevo omesso, perché in fondo un po' gli artificieri me li auguravo così da levarmi un un letterale colpo solo una serie di vaffanculo disegnati proprio a forma di quelli come lui con i quali ho avuto a che fare per anni ma collezionati più delle miglia inutilizzate negli stessi anni, e cioè che tre giorni dopo un volontario disastro aereo, con l’ISIS alle porte e una tensione nei personali di sicurezza degli aeroporti tale che arrivano a minacciare fisicamente pure tenerissimi anziani in gita, forse non è né il momento né il posto migliore per fare casino e con la faccia del cameriere di Briatore che ha appena ricevuto l’ordine, da Briatore, di picchiarsi da solo, consegna il bagaglio a mano.

Anche oggi ho salvato il mondo, decolliamo.
[…]

15 marzo 2015

Exp(l)oit

È comprensibile il fiume di stampa che sta cercando in qualche modo di mostrare la parte dei cantieri ostentabile come completa, dal momento che lo sguardo diretto e complessivo restituisce (restituirebbe) un'immagine che dire opposta è essere morbidi.
Ci passo in treno con una certa frequenza e ogni volta mi dispiace che la velocità non permetta scatti fotografici chiari al punto da mostrare il vero elemento provante: la totale assenza di uomini al lavoro.
Poi apro internet per leggere le news e da una settimana trovo continui articoli che raccontano di cantieri a un passo dal taglio del nastro, di migliaia di operai che lavorano 20h/gg, di una mobilitazione di mezzi e risorse pari all'orgoglio della nazione che come sempre dimostrerà di sapersi sempre elevare sopra i pregiudizi dei quali è vittima.
Poi mi giro di nuovo verso il finestrino e continuo a non vedere un operaio che sia uno.
Poi riapro internet e vedo Renzi che va al cantiere avendo se non altro la cautela di non commettere l'errore mediatico di indossare anche lui l'elmetto, forse una contromossa politicamente strategica per anticipare chi non vedeva l'ora di poter fotografare un altro presidente operaio, forse una forma di delicatezza verso gli aquilani ai quali l'immagine avrebbe implacabilmente ricondotto, riattivandolo, lo sdegno sopito, di sicuro una risata mi scappa quando durante il collegamento dietro di lui passa casualmente un mezzo che sposta materiale edile perché il cantiere non si ferma nemmeno durante la visita istituzionale altrimenti che cantiere italiano sarebbe, con la stessa intransigente operosità che durante i collegamenti con Porta a Porta mostrava saldatori che non smettevano nemmeno durante le riprese e che ci vuoi fare, devo saldare proprio qui, siete voi che state intralciando il cantiere italia.
Fossi grillino la tentazione di parlare di macchina di propaganda sarebbe irresistibile, ma non lo sono e per questo mi limito a leggere tutto questo come null'altro che quell'attitudine che l'italiano ha nel dna di vestirsi a festa la domenica mattina per la passeggiata in piazza, sottobraccio a quella stessa moglie alla quale il braccio la mattina a colazione l'ha quasi staccato per la rabbia di non aver vinto il jackpot alle slot nemmeno questo venerdì sera.
Mi è stato chiesto di lavorare fisso a un padiglione per l'intero periodo, mi è stato detto di fare io il prezzo per un ruolo per il quale basterebbe un cinese nemmeno particolarmente sveglio e mancano 40 giorni.
Sono alla canna del gas, sarà il festival dell'improvvisazione e sarà un peccato, perché a giudicare dalle foto dei padiglioni avrebbe potuto davvero essere, se non altro, una vetrina d'architettura mai costruita in questo paese nello stesso posto e alla stessa ora.
Io vorrei andar via a maggio e rientrare a ottobre e invece l'eccitazione e lo stato da urbiacatura colllettiva che sta attraversando il settore eventi milanese sarà un tornado che risucchierà per mesi ogni granello di polvere graviti a meno di cento chilometri da una città che non è nemmeno lontanamente preparata ad attutire l'impatto di ciò che sta per arrivare.


Da qui.